Parco delle Gravine: caccia consentita. Legambiente: “Uno schiaffo alle leggi che tutelano le aree protette. La Regione si vergogni e faccia un passo indietro”

04.01.2011 19:12

Questa scelta scellerata chiude il Parco Regionale delle Gravine, coacervo di insediamenti rupestri, siti archeologici e ricchezze naturalistiche.” Così commenta Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, l'emendamento approvato al bilancio 2011 della Regione Puglia che consente la caccia nel Parco delle Gravine. “Con la caccia in aree protette – continua Tarantini - la legge quadro nazionale e quella regionale vengono azzerate. Chiediamo al Governatore Vendola di fare un passo indietro perchè questa non è la Puglia che vogliamo. Al consigliere che ha presentato l'emendamento, Donato Pentassuglia, chiediamo le dimissioni immediate dalla carica di Presidente della Commissione Ambiente, perchè è impensabile che con quel ruolo, anzichè essere super partes, marci contro l'ambiente stesso e contro le aree naturali protette, a favore di misure che a lungo termine portano alla distruzione dell'ecosistema dei parchi.”

Il Governo e le Regioni prima intavolano leggi a tutela dell'ambiente e poi le aggirano o non le rispettano. - dichiara Antonio Nicoletti, Responsabile delle Aree Protette di Legambiente - Pochi giorni fa, il Consiglio dei Ministri ha di fatto smembrato uno dei più antichi parchi nazionali, il Parco dello Stelvio, per affidarlo alle Province. Scelte come questa sono attentati all'ambiente! Proprio come il ripetersi di commissariamenti nei parchi nazionali, come accade nel Gargano e nell'Alta Murgia, e come lo scempio di questa norma che consente la caccia nel Parco Regionale delle Gravine, in Puglia, una regione che ha fatto delle aree naturali protette il suo cavallo di battaglia.”

Dalle norme di salvaguardia del Parco viene cancellato il divieto di caccia ma l'iniziativa degli autori dell’emendamento porrà imbarazzo tra le Istituzioni regionali e le Autorità (es. Corpo Forestale dello Stato, altri organi di PG e Magistratura) che avranno comunque l’obbligo di perseguire penalmente quei cacciatori sorpresi a esercitare attività venatoria nell’area protetta.

Questa norma procurerà situazioni di confusione che non gioveranno né ai cacciatori, né alla Regione Puglia né tanto meno all’intera comunità del Parco. Non è pensabile - concludono Tarantini e Nicoletti - la tutela di un'area protetta se si distrugge l'ecosistema e non si tiene conto delle specie faunistiche e della loro salvaguardia.”