Per il clima

Dopo il fallimento del tanto atteso vertice di Copenaghen, con la Settimana Amica del Clima vogliamo accendere di nuovo i riflettori  sul legame tra scelte energetiche, mutamenti climatici e responsabilità sociale. Tutti possiamo fare qualcosa per ridurre le emissioni climalteranti, a partire da quelle prodotte attraverso il consumo quotidiano di energia, evitando sprechi e scegliendo l’utilizzo di fonti alternative.

 

Per il clima contro il nucleare

Chi è a favore del nucleare afferma che ora le centrali, così dette di ultima generazione, sono sicure. Ma non fatevi ingannare, oltre a non essere ancora stata risolta la questione delle scorie, ci sono effetti collaterali che minacciano comunque la sicurezza dei territori anche in assenza di incidenti: l’ordinaria attività di una centrale rilascia piccole dosi di radioattività che contaminano il terreno, l’acqua, l’aria circostante, finendo così nella catena alimentare.

Per non dimenticare il terribile incidente di Cernobyl, per dire ancora una volta che il nucleare non è sicuro, non garantirà all’Italia il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, non ridurrà la bolletta energetica degli italiani né le importazioni di combustibili fossili, vi aspettiamo in piazza per ricordare al Governo la posizione di tanti cittadini che dicono NO AL NUCLEARE!

“Il costo per la realizzazione del reattore nucleare EPR a Olkiluoto, in Finlandia, era stato indicato in 2,5 miliardi di euro in fase di progettazione, saliti a 3 già alla chiusura dell’accordo, con un tempo di costruzione previsto di 4 anni e mezzo. Fino ad oggi i costi per la realizzazione del reattore sono lievitati dell’80%, raggiungendo quasi i 5,5 miliardi di euro, e c’è stato un allungamento dei tempi di costruzione di oltre 3 anni. Oggi si parla con insistenza di un’ulteriore revisione dei costi e allungamento dei tempi di consegna. Lo stesso discorso vale per il reattore in costruzione a Flamanville, in Francia: le spese sono già aumentate passando da 3 a 4 miliardi di euro.
Non è solo un problema di costi e sicurezza, che per certi versi potrebbero già essere sufficienti per far desistere il nostro governo dal ritorno al nucleare. L’EPR non ha neanche risolto l’annoso problema delle scorie, che nel caso del reattore francese sono addirittura più radioattive del solito a causa di un maggior arricchimento dell’uranio fissile (aumentato dall’ordinario 3,5% al 5%). Non ha risolto neanche il problema dell’approvvigionamento dell’uranio e della proliferazione nucleare: nonostante infatti possa utilizzare come combustibile una miscela di ossidi di plutonio e uranio (il cosiddetto MOX), continuerà a utilizzare l’uranio, in via di esaurimento, e a produrre plutonio, la nota materia prima per la costruzione di ordigni nucleari. E poi il ritorno al nucleare è inutile sotto diversi punti di vista. Il reattore EPR non aiuterà sul fronte occupazionale, visto che per la costruzione di un reattore sono previsti un massimo di 3.000 posti di lavoro, che si riducono a 300 nella fase di esercizio (tanto per fare un confronto illuminante negli ultimi 10 anni la Germania ha creato oltre 250.000 posti di lavoro nel settore delle rinnovabili, tra diretto e indotto, mentre in Italia al 2020 con la diffusione delle fonti pulite se ne potrebbero creare dai 150 ai 200mila). Con l’EPR non diversificheremo neanche le fonti energetiche. È vero che la produzione elettrica in Italia è fortemente sbilanciata su una fonte energetica (dipende per il 55% dal gas), ma il contributo dell’atomo alla riduzione dei consumi di metano sarebbe davvero insignificante. Secondo il Cesi Ricerca infatti con la costruzione di 4 reattori francesi da 1.600 MW risparmieremmo a partire dal 2026 solo 9 miliardi di m3 di gas all’anno, pari al 10% dei consumi attuali e alla produzione di un rigassificatore.”

Tratto da “EPR: un reattore o un bidone? Sicurezza, rischi ambientali e costi: tutti i problemi che gli italiani devono conoscere sulla tecnologia nucleare francese
http://www.legambiente.eu/documenti/2010/0403_iniziativeNucleare/DossierLegambientesuEPR.pdf

In pochi considerano che la Banca Mondiale rifiuta qualsiasi proposta di finanziamento di piani energetici nucleari perché i costi del deposito delle scorie e del decommissionamento degli impianti sono errati e sottostimati, le imprese private non alimentano investimenti nel settore, solo i governi provvedono con finanziamenti massicci. Nucleare civile e nucleare militare sono correlati, infatti si parla dell’impossibilità per le regioni di opporsi alla costruzione delle centrali in siti militari, la spesa militare per garantire la sicurezza dei siti sarà elevata e dovrà essere caricata sul costo dell’energia nucleare prodotta.
In Francia tutto l’uranio bruciato nelle centrali passa per il Comurhex di Malvesi, vicino a Narbonne che purifica l’uranio naturale per farne dell’UF4. Questa fabbrica ha rigettato nel 2007, secondo le cifre di Areva, multinazionale del nucleare francese, 384500 tonnellate dell’equivalente CO2 e di ossidi nitrici. Si censiscono in Francia più di 50 milioni di tonnellate di fanghi radioattivi. E’ un problema che riguarderà il settore idrico-agricolo delle zone che saranno contaminate dai vicini impianti. Se non ci sarà un’azione unitaria preventiva incentrata sulla alternativa promozione di eolico, solare piano, efficienza, riciclaggio, risparmio, cogenerazione, teleriscaldamento, biocombustibili… sarà un problema che riguarderà il nostro paese!