Legambiente presenta il rapporto annuale “ECOMAFIA 2010”: Tutte le storie e i numeri sulla criminalità ambientale

04.06.2010 16:28

28.586 reati contro l'ambiente, tremila in più dello scorso anno, per un business di 20,5 miliardi di euro.

La Puglia, quarta nella classifica dell’illegalità ambientale in Italia, resta sul podio al secondo posto per il racket degli animali e per il ciclo illegale dei rifiuti.

Crescono in Puglia anche le aggressioni al patrimonio archeologico e le agromafie.

Aumentano gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).

Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58%) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero. La Campania è la regione che guida la classifica dell’illegalità ambientale nel 2009, posizione che ricopre ininterrottamente dal 1994. Però, è definitivamente mutata la geografia della criminalità ambientale che, oltre a essersi insediata stabilmente nelle regioni del Nord Italia e anche del Centro (la Regione Lazio è seconda nella classifica delle illegalità ambientali) ha assunto un carattere globale e ha esteso i suoi tentacoli all’Africa e al Sud Est Asiatico. Infatti crescono i traffici internazionali di monnezza, principalmente in partenza dall’Italia e diretti nei paesi europei, asiatici e africani: nel 2009 l’Agenzia delle Dogane ha sequestrato nei porti italiani 7.400 tonnellate di rifiuti (a fronte delle 4.800 del 2008) destinate a queste aree del mondo. Stabile l’immenso giro d’affari, anche quest’anno, nonostante l’inasprirsi della crisi economica, pari a 20,5 miliardi di euro, mentre cresce il numero dei clan censiti da Legambiente, che salgono a 270, contro i 258 del 2008 (12 in più). Questi, in sintesi, i numeri della straordinaria attività svolta anche nel 2009 da tutte le Forze dell’ordine e di Polizia giudiziaria impegnate nelle indagini contro i reati ambientali raccolti ed elaborati nel dossier Ecomafia 2010 di Legambiente, a cui quest’anno si aggiungono i dati forniti dalle 48 polizie provinciali.

Sono stati presentati questa mattina a Bari in conferenza stampa i dati pugliesi del Rapporto Ecomafia 2010, da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Puglia.

Nella classifica generale dell’illegalità ambientale 2009 in Italia, la Puglia si mantiene al quarto posto con 2.674 infrazioni accertate, 2.211 persone denunciate, 15 arrestate e 1.614 sequestri effettuati. Nella classifica provinciale nazionale dell’illegalità ambientale troviamo Bari al 5° posto con 902 infrazioni accertate, Foggia al 10° con 577, Lecce al 13° con 536, Taranto al 19° con 429 e Brindisi al 37° con 230. Rispetto al 2008, in Puglia, in generale, aumentano le infrazioni accertate e le persone denunciate mentre per il numero dei sequestri effettuati è la seconda regione in Italia.

“I numeri confermano –dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia– la risposta sempre più efficace alle aggressioni ambientali data dalle forze dell’ordine e dalla magistratura contro chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio. A questo si aggiunge che la Puglia è l’unica regione in Italia che ha promosso un accordo di programma finalizzato a creare una sinergia fra le forze dell’ordine, ARPA e CNR per rafforzare e potenziare l’attività di controllo e monitoraggio del territorio attraverso mezzi tecnologicamente avanzati per contrastare la criminalità ambientale”.        

Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia mantiene saldamente il secondo posto con 735 infrazioni accertate (il 14,1% del totale nazionale), 583 persone denunciate, 12 arrestate e 486 sequestri. Nella classifica del ciclo illegale dei rifiuti delle province pugliesi quelle più colpite sono Bari con 272 infrazioni accertate seguita da Lecce con 193 e Brindisi con 117.

In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 30 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.

Quello delle discariche abusive è un fenomeno ancora molto diffuso in Puglia, come dimostrano le numerose operazioni delle forze dell’ordine riportate nel Rapporto. La Puglia è oggetto anche di traffici interregionali di rifiuti come dimostrano le inchieste “Spiderman”, “Acciaio Sporco” e “Leucopetra” delle procure di Lanciano, Lamezia Terme e Reggio Calabria. Inoltre, e non è certo una novità, la Puglia rimane la porta d’ingresso o uscita per i traffici internazionali di rifiuti. L’attività di controllo della Guardia di Finanza, dei Carabinieri e dell’Agenzia delle dogane ha, infatti, scoperto numerosi traffici illeciti di rifiuti pericolosi e speciali in uscita soprattutto dal porto di Taranto ma anche di Bari e Brindisi. Solamente nel 2009 sono state intercettate 13 mila tonnellate di rifiuti tossici e pericolosi diretti principalmente in Cina, Vietnam, Egitto (e altri paesi africani) e Indonesia. Si tratta di rifiuti costituiti principalmente da materiale plastico di scarto, carta da macero, rottami ferrosi e rifiuti elettrici ed elettronici che però ritornano in Europa, sotto forma di prodotti finiti, dopo essere stati lavorati illegalmente all'estero senza alcuna precauzione per la salute dei lavoratori e dell’ambiente.

Quest’anno nel Rapporto è stato inserito un capitolo sulle “navi a perdere”  ossia tutte quelle navi che sono affondate in modo sospetto e che potevano trasportare rifiuti tossici per le quali la Legambiente ha chiesto alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di farsi promotrice di un’indagine conoscitiva. Nell’elenco delle “navi a perdere” per la Puglia è presente la Eden V che finì spiaggiata al largo del Gargano nel 1988 e la Alessandro I che affondò al largo di Molfetta nel 1991.

Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia quest’anno scende al sesto posto con 551 infrazioni, 685 persone denunciate e 272 sequestri. Dal Salento al Gargano, le forze dell’ordine sono intervenute contro le centinaia di manufatti che devastano la costa pugliese, tra alberghi senza permessi, ville sulla spiaggia, camping in riserve naturali, stabilimenti balneari fuorilegge. La provincia più colpita è Lecce con 175 infrazioni accertate e 180 persone denunciate. “Macchia mediterranea distrutta, dune spianate e cemento su spiagge e scogliere. In Puglia continua l'assalto agli ottocento chilometri di coste perpetrato da chi vuole un posto al sole o aprire, illegalmente, attività turistiche su alcuni dei tratti di mare più belli d'Italia. - continua Tarantini - Ad esempio, a Villa Castelli, nel brindisino, ad agosto scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato un complesso turistico-alberghiero e un capannone commerciale del valore di sette milioni di euro su 17 mila metri quadrati.” Sull’abusivismo in Puglia si è soffermato anche il presidente della Corte di Appello di Lecce nella sua relazione d’apertura dell’anno giudiziario 2010, mettendo in evidenza che questo fenomeno dilaga soprattutto nei mesi invernali, lasciando dietro di sé tracce permanenti. Per contrastare gli illeciti la procura di Lecce ha anche stipulato un accordo con la sezione leccese dell’Associazione nazionale dei costruttori edili.

Nel capitolo del rapporto “Affare eolico”  è citata anche la Puglia, prima regione in Italia per energia prodotta dal vento. In particolare, è riportata l’operazione “Ventus” , cominciata nel marzo del 2009, e riguardante la costruzione abusiva di un impianto eolico nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia scoperta dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato. Inoltre, nel 2008, le indagini antimafia della procura di Lecce hanno messo in evidenza l’interesse del clan Bruno per l’eolico.

Sul fronte dell’archeomafia, l’aggressione criminale al patrimonio artistico e archeologico, la Puglia sale in classifica e dal 12° posto si piazza all’8° con 52 furti. Diverse le operazioni dei Carabinieri e della Guardia di Finanzia a tutela del patrimonio storico-culturale, che hanno permesso il recupero di numerosi reperti archeologici e portato alla denuncia di diversi tombaroli. Il 20 gennaio scorso, il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Bari ha portato a termine un operazione contro un traffico internazionale di reperti archeologici svelando una rete criminale capace di muoversi disinvoltamente tra l'Italia, la Spagna, la Francia, la Germania e il Lussemburgo. La refurtiva recuperata comprendeva ben 1248 reperti archeologici e centinaia di fossili, per un valore stimato in 4 milioni e 350 mila euro. Indagate 40 persone, con sede a Poggiorsini, Gravina in Puglia e Spinazzola. L'organizzazione criminale usava tecnologie avanzate per gli scavi illegali e aveva passato al setaccio soprattutto le aree archeologiche delle province di Matera e Bari. Un’altra operazione della Guardia di Finanza ha permesso il recupero di 108 reperti archeologici a Monte Civita nelle campagne di Ischitella.

Per quanto riguarda il racket degli animali, ossia corse clandestine di cavalli, combattimenti tra cani, traffici di cuccioli di cani e di fauna esotica, macellazione clandestina, bracconaggio e pesca di frodo, la Puglia rimane sul podio scendendo al secondo posto (il primo è stato occupato dal Lazio) con 529 infrazioni accertate, 407 persone denunciate, 2 arrestate e 486 sequestri effettuati. Al borsino del racket degli animali scendono le quotazioni dei combattimenti tra cani, diminuisce il traffico di cuccioli di cani di razza mentre riprendono le corse clandestine di cavalli. I Carabineri a novembre del 2009 hanno scoperto un’organizzazione criminale con base logistica a Bisceglie, ma con ramificazione in tutta la Puglia che organizzava corse clandestine di cavalli nelle campagne di Ruvo di Puglia, Bitonto, San Severo e Foggia. Le corse si svolgevano il più delle volte su strade asfaltate o all’interno di maneggi, con cavalli che venivano dopati e in caso di infortunio venivano macellati clandestinamente, in una regione, quale la Puglia, dove si consuma il 32% della produzione totale di carne equina

La Puglia non è immune neanche dalle agromafie un business che si traduce in 150 reati al giorno, che in Italia fatturano 50 miliardi di euro l’anno (dati CIA) e comprendono furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, abigeato, macellazioni clandestine e commercio di carni prive di controlli sanitari, caporalato, percezioni indebite di finanziamenti a danno della comunità Europea, danneggiamento alle colture, saccheggio del patrimonio boschivo. Da segnalare l’operazione della Polizia di Stato del gennaio 2010, denominata “Count Down” che ha portato al sequestro di beni per un valore totale di circa 3 milioni di euro. In particolare, tra Tito e Venosa (PT) e Andria e Minervino Murge (BAT), sono stati sequestrati terreni, fabbricati, veicoli, mezzi agricoli, animali e diversi conti corrente.

“L’azione di contrasto messa in campo dalle Forze dell’ordine, dalla magistratura, dalla Regione Puglia -conclude Tarantini- deve essere sostenuta concretamente dal Governo attraverso l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e mantenendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini sull’ecomafia”.

L'Assessore regionale alla Qualità dell’Ambiente, Lorenzo Nicastro si augura “che al più presto l'UE ci obblighi ad adeguare il nostro sistema penitenziario e sanzionatorio al resto d'Europa, di modo da riconsiderare l'ambiente come un bene di tutti e non come una forma di business. I reati contro l'ambiente infatti sono in aumento in quanto sono puniti con semplici sanzioni e portano profitti uguali o maggiori ai traffici di droga. Nell’ambito di TechFor 2010 a Roma è stato assegnato alla Regione Puglia il 'Premio Innovazione e sicurezza' per il progetto 'Losai', realizzato per combattere il traffico di rifiuti e la criminalità ambientale. Il punto di forza è una sinergia tra le forze dell'ordine, accompagnata da strumentazione all'avanguardia”.