“I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto” Il rapporto di Legambiente sul lavoro delle Regioni contro la fibra killer.

27.04.2010 16:23

 In Puglia sono 2.751 siti con amianto per un totale di 1,14 milioni di metri quadri, non è stato approvato il Piano Regionale Amianto e mancano impianti e discariche per lo smaltimento

Ad oggi sono state bonificate 400 strutture pari al 15% di quelle censite e 478 sono i casi di mesotelioma pleurico 

 

In occasione della giornata mondiale delle vittime dell’amianto del 28 aprile e a 18 anni dalla legge 257/92 che mise al bando la fibra killer nel nostro Paese, Legambiente torna a lanciare l’allarme amianto, per l’elevata presenza di materiali contaminati in Italia ma soprattutto per il ritardo con cui si stanno attuando gli interventi di risanamento e bonifica delle strutture contenenti la pericolosa fibra. I dati, raccolti attraverso un questionario inviato alle Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, sono contenuti nel Rapporto “I ritardi dei Piani regionali per la bonifica dell’amianto”, che l’associazione ha presentato oggi nel corso di una conferenza stampa a Milano. La ricerca, che indaga lo stato dell’arte a livello regionale, aggiorna la situazione fotografata da Legambiente nel novembre scorso quando, per l’apertura della Conferenza nazionale sull’amianto, l’associazione presentò i dati relativi ai grandi siti industriali in cui l’amianto si estraeva o si lavorava, come la Fibronit a Bari. La legge 257/92 obbligava le Regioni ad adottare, entro 180 giorni dall'entrata in vigore della stessa, il Piano Regionale Amianto, un programma dettagliato per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati.

 

Sono passati oltre 18 anni e solo 13 Regioni hanno approvato il Piano Regionale Amianto,  Puglia e Molise non l’hanno ancora fatto e in Abruzzo è in corso di approvazione. Anche laddove il Piano sia stato approvato da tempo, ancora non sono stati attuati tutti gli interventi previsti per una corretta ed efficace azione per la riduzione del rischio amianto. In Italia, secondo le stime di Cnr e Ispesl, ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto sparse per il territorio nazionale. Ma siamo ancora lontani dall’avere dati certi e dettagliati su quanto ancora se ne nasconde all’interno di siti industriali, edifici pubblici o privati, cave e reti idriche.

 

Il quadro che emerge non è confortante ed è purtroppo parziale visto che il censimento è ancora in corso in gran parte delle Regioni e solo 5 (Basilicata, Lombardia, Molise, Puglia e Umbria) hanno dati relativi all’amianto presente negli edifici privati. Sommando le informazioni, risulta che ad oggi in Italia ci sono circa 50mila edifici pubblici e privati in cui è presente amianto e i quantitativi indicati solo da 11 Regioni (Lazio, Umbria, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Abruzzo, Molise, Sardegna, Toscana, Basilicata, Piemonte e Liguria) anche se non esaustivi, delineano comunque le dimensioni del problema: 100 milioni circa di metri quadrati di strutture in cemento-amianto, e oltre 600mila metri cubi di amianto friabile.

 

Per quanto riguarda gli interventi di bonifica e di risanamento nel nostro Paese si registra un forte ritardo sia sul fronte dei grandi siti industriali in cui si estraeva e lavorava l’amianto, ma lo stesso si può dire anche per gli interventi minori su strutture pubbliche o private o su piccoli siti in cui è presente il pericoloso minerale. Va evidenziata solo l’esperienza del Piemonte, che sta svolgendo un’intensa attività di bonifica e della Lombardia, dove ad oggi sono stati bonificati oltre 400mila metri cubi di onduline in cemento-amianto e a partire dal 2006 conduce regolarmente e con cadenza mensile, in ciascun capoluogo di provincia, un’analisi della concentrazione di fibre di amianto dispersa in aria.

 

In Puglia mancano impianti di smaltimento per l’amianto, sia forni che trasformano di fatto le fibre in cristalli che discariche. I siti e le strutture contaminate sono 2.751 per un totale di 1.140.000 m2 e ad oggi sono state bonificate 400 strutture, ossia il 15% di quelle censite. 

 

“Di amianto ce n’è molto e in posti che tanti non sospetterebbero nemmeno, come hanno dimostrato gli ultimi dati dell'Arpa sulla Fibronit. - dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia – Infatti c'è ancora amianto impastato con il cemento nei muri della fabbrica che il Comune di Bari vorrebbe abbattere. Per questo oltre che una corretta informazione alla popolazione è quanto mai urgente investire risorse pubbliche che permettano di avviare e portare avanti gli interventi di risanamento e pianificare la realizzazione di impianti di trattamento e smaltimento dei materiali, dal momento che in Puglia non abbiamo un sito specializzato e questo è un problema che ostacola la bonifica e fa lievitare i costi”.

 

La strage da amianto è un rischio per la sicurezza nazionale in cui nessuna regione è esclusa. Secondo il Registro Nazionale Mesoteliomi istituito presso l’Ispesl (che dal 1993 censisce il tumore dell’apparato respiratorio strettamente connesso all’inalazione di fibre di amianto) sono 9.166 i casi riscontrati fino al 2004, con un esposizione che circa il 70% delle volte è stata professionale. Tra le regioni più colpite ci sono il Piemonte (1.963 casi di mesotelioma maligno), la Liguria (1.246), la Lombardia (1.025). In Puglia ci sono stati 478 casi di mesotelioma maligno con una esposizione definita in 458 casi, mentre non è definita nei restanti 20 casi. 

 

“I dati del Registro Nazionale Mesoteliomi - continua Tarantini – mettono in evidenza come è in aumento il numero di soggetti ammalati che non hanno svolto alcuna delle attività considerate a rischio. Un dato che testimonia come purtroppo nel nostro Paese l’esposizione all’amianto sia a volte ‘inconsapevole’, proprio per la sua larghissima diffusione”.

 

Per supportare il lungo percorso che l’Italia deve ancora fare per risolvere il problema amianto Legambiente torna a fare la sua parte con “Liberi dall’amianto”, una campagna di informazione e formazione, svolta in collaborazione con l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, sui rischi derivanti dall’esposizione alle fibre di amianto per indicare le regole di comportamento quando si ha a che fare con strutture contaminate. 

 

“Ogni istituzione deve fare la sua parte su questo fronte. - conclude Tarantini - Il Governo deve garantire una continuità di risorse economiche per le analisi epidemiologiche necessarie a monitorare gli effetti sanitari del problema amianto e per nuovi impianti di smaltimento. Inoltre, deve completare quanto prima, attraverso i censimenti regionali, la mappatura nazionale iniziata nel 2003. Alla Regione Puglia chiediamo di approvare finalmente il Piano Regionale Amianto e di procedere ad una capillare mappatura delle strutture interessate per stabilire le priorità di intervento, prevedere le risorse economiche necessarie per facilitare la bonifica delle strutture contaminate di proprietà dei Comuni e dei cittadini. Solo cambiando l’approccio dimostrato fino ad oggi si potrà vincere la lotta contro l'amianto. Sta al Governo centrale e alle Regioni dimostrare con atti concreti che questo è un obiettivo condiviso e in ogni processo decisionale i cittadini devono avere un ruolo preponderante.”