I Referendum su nucleare e acqua

26.01.2011 19:41

I Referendum su nucleare e acqua sono un’occasione imperdibile per sconfiggere definitivamente il nucleare e ottenere un radicale cambiamento di rotta nelle politiche dell’acqua in Italia.

A proposito di Referendum di Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente

Partiamo da un punto. I Referendum su nucleare e acqua sono un’occasione imperdibile, il primo per sconfiggere definitivamente il nucleare, il secondo per ottenere un radicale cambiamento di rotta nelle politiche dell’acqua in Italia.

Sappiamo tutti le difficoltà dello strumento referendario: raggiungere il quorum. Con l’attuale tasso di astensione, agli avversari basta convincere il 25% degli elettori a non andare a votare che il referendum fallisce. Oggi, però, con i referendum in campo, è del tutto inutile discutere se il referendum sia la mossa giusta. Abbiamo una montagna da scalare, attrezziamoci per farlo nel modo migliore per raggiungere la vetta.

Legambiente accetta la sfida, ma non basta una dichiarazione positiva di impegno. Dobbiamo capire qual è il modo migliore per provare a raggiungere il quorum.

Il referendum per l’acqua un risultato politico l’ha già raggiunto e sta nell’incredibile numero di firme raccolte, che registra un’attenzione sociale senza precedenti per un bene comune, che va gestito in modo radicalmente diverso da come è stato fatto in questi anni, senza limitarsi ad agire sull’acqua che esce dal rubinetto e recuperando i ritardi sulla qualità di quella scaricata nell'ambiente. Per il nucleare non è così. L’IdV ha deciso di forzare e, nonostante le critiche e le perplessità delle associazioni e non solo, è andata da sola alla raccolta delle firme, non c’è stato intorno un movimento popolare come per l’acqua. Dico ciò non per amor di polemica. Tutt’altro. Ma per capire e condividere quale percorso dobbiamo organizzare.

Io penso che il vizio di nascita del referendum sul nucleare ci impone di recuperare subito lo spirito unitario per costruire un nuovo (nuovo rispetto al 1987) movimento antinucleare, che dovrà vincere a freddo, senza la tragedia di Chernobyl alle spalle.

D’altra parte non dobbiamo sottovalutare le novità positive. Oggi esiste una consapevolezza ambientale, che nell’87 non c’era, che ha moltiplicato sul territorio le azioni ed i conflitti a carattere ambientale, che ha prodotto una diffusione trasversale nei partiti, che consente a molte amministrazioni locali di aderire a iniziative e politiche ambientali virtuose, indipendentemente dal colore politico. C’è un sapere diffuso, che permette di far capire meglio l’inganno nucleare. C’è una crisi in corso che racconta molto bene il bluff sull’autofinanziamento degli enormi investimenti necessari. C’è una crisi climatica che incombe e già oggi produce danni, con frane e alluvioni, anche qui da noi, con una intensità imprevedibile fino a qualche anno fa. Una crisi climatica che non può aspettare il nucleare, che per altro darà un contributo minimo alla riduzione delle emissioni, e che già oggi ha la risposta giusta nella diffusione delle fonti rinnovabili.

Occorre allora che con molta chiarezza si dicano due cose.

Primo: oggi la priorità assoluta è cacciare il nucleare dall’Italia, smettiamola con le polemiche contro il fotovoltaico a terra e l’eolico (qui dobbiamo lottare perché i progetti siano buoni e nella misura adeguata), rischiamo di essere incomprensibili e velleitari di fronte a milioni di cittadini che ci guardano e ci giudicano.

Secondo: serve un COMITATO PER IL SI, ampio e trasversale, come per l’acqua, che abbia nelle organizzazioni della società civile la sua spina dorsale, che raccolga tutti i soggetti che sono convinti che il nucleare non serve al paese, indipendentemente dalle posizioni sulle fonti rinnovabili.

Se partiamo con il piede giusto, ce la possiamo fare. Come ci ricorda Daumal  nel Monte Analogo “l’ultimo passo dipende dal primo”.

 

Nucleare

Energia nucleare

L’espressione indica l’energia liberata dalla trasformazione di nuclei atomici. Oggi, ai fini della produzione elettrica, l’unica trasformazione nucleare che libera energia d’interesse industriale è la fissione, che consiste nella ‘rottura’ di nuclei atomici pesanti, come quelli di uranio. È quel che accade in una centrale nucleare, dove il ‘combustibile’ è sottoposto a reazioni a catena di fissione. Il calore così prodotto viene asportato da sistemi di raffreddamento per poi essere trasferito a generatori di vapore, che azionano gruppi turboalternatori per la produzione di energia elettrica.

Il nucleare è utilizzato per produrre energia dagli anni ‘50. L’entusiasmo iniziale consentì una forte diffusione della tecnologia, prima negli Usa poi in Europa. Ma col passare del tempo è emersa una seconda faccia: il rischio incidenti. Il suo sviluppo ha conosciuto uno stop nel 1986 con la catastrofe di Cernobyl, che spinse diversi Stati a rivedere i loro programmi di sviluppo. In quello scenario l’Italia, per via referendaria, decise di ‘uscire’ dal nucleare. Il Governo Berlusconi, a luglio 2009, ha però reintrodotto la possibilità di produrre energia dall’atomo.

Gli impianti attualmente in funzione, 439, forniscono il 16% dell’energia mondiale. Rischio incidenti a parte, il principale problema resta quello delle scorie. Nessun Paese ha infatti trovato una soluzione definitiva per il loro stoccaggio. Altre criticità del nucleare, oltre il fatto che si tratta di una fonte destinata ad esaurirsi, sono legate ai costi. Quelli enormi per realizzare gli impianti, per garantirne la sicurezza dagli attentati, per smantellarli a fine vita. Costi insostenibili per un privato. Lo Stato deve così intervenire a copertura delle spese aumentando tasse e imposte, compensando il presunto basso costo in bolletta con l’aggravio fiscale.

Diritto all'Acqua

Diritto all’Acqua

Essendo un bene vitale, l’acqua dovrebbe essere trattata diversamente rispetto agli altri prodotti del libero mercato. Secondo l’Onu “gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questa quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità e accessibile economicamente a tutti”.

A livello internazionale la gestione pubblica del servizio idrico ha spesso incontrato difficoltà, dovute alla mancanza di investimenti. Molti paesi hanno così affidato la gestione a grandi società private e finanziato gli investimenti con consistenti aumenti delle tariffe che hanno determinato una forte conflittualità, fino a sfociare in vere e proprie rivolte.

La trasformazione dell’acqua in merce è la strategia perseguita da organismi come l’Organizzazione mondiale del commercio, la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale. Queste organizzazioni legano la concessione di prestiti alla privatizzazione dei servizi, fra cui, appunto, la fornitura d’acqua. Senza considerare che la privatizzazione del servizio equivale alla privatizzazione del bene, come dimostrano situazioni paradossali: il Brasile, che da solo custodisce circa il 11% dell’intero patrimonio di acqua dolce del pianeta, ha 45 milioni di persone senza accesso all’acqua potabile.

In Italia, con la riforma dei servizi pubblici locali, si è deciso di rendere obbligatoria la privatizzazione del servizio idrico: si mercifica un bene comune il cui utilizzo deve rispondere ad assoluti criteri di utilità pubblica. Una scelta che va in direzione totalmente opposta al carattere extramercatorio del bene acqua, che pur restando oggetto di contratti commerciali non dovrebbe essere sottoposto alle stesse regole di mercato di altri beni di consumo. Inoltre, proseguendo su questa strada, entro i prossimi quindici anni il 65% di tutti i servizi idrici dell’Europa e dell’America del nord sarebbero in mano a sole tre multinazionali dell’acqua, due francesi e una tedesca.