Al Centro di Recupero delle Tartarughe marine gestito da Legambiente affidati altri due esemplari recuperati grazie alla collaborazione con la marineria di Manfredonia.

04.01.2011 19:19

 

L'anno si chiude con buone notizie in merito alla gestione della fauna marina nel territorio di Manfredonia e di tutto il Gargano

 

Ancora una volta, la sinergia instauratasi tra la marineria di Manfredonia e Legambiente segna un importante successo grazie all'affidamento al Centro di Recupero delle Tartarughe Marine nell’Oasi di Lago Salso di Manfredonia di due esemplari di Caretta caretta recuperati, lo scorso 29 dicembre a circa 5 miglia dalla costa nelle acque antistanti Vieste, da Raffaele Salvemini del peschereccio “Ausonia”. Le due tartarughe, entrambe di sesso femminile e di 65 e 75 cm di carapace, sono attualmente ospiti del centro e sono state sottoposte, dal personale esperto del centro, agli esami clinici previsti grazie all'ambulatorio biologico-veterinario del quale la struttura stessa è dotata.


Il Centro di Recupero delle Tartarughe Marine di Manfredonia, gestito da Legambiente ONLUS e nato nell’ambito del Progetto LIFE 2004 NAT/IT/187, svolge la sua opera nel territorio compreso tra le marinerie di Termoli e Bari ed è oggi più che mai attivo nell'espletare le sua importanti funzioni di ricerca scientifica. Quest'ultimo ritrovamento - spiega Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia - si va ad aggiungere a quello effettuato solo una settimana fa al largo di Rodi Garganico e dimostra una volta di più come l'attività del Centro sia estremamente vitale e di fondamentale importanza nel sostenere le maestranze delle marinerie del comprensorio nell'opera di monitoraggio e tutela del patrimonio faunistico dei nostri mari per una gestione sostenibile delle risorse ittiche”.


Secondo Antonio Nicoletti, Responsabile Nazionale Aree protette e Biodiversità di Legambiente “la particolare ubicazione del CRTM di Manfredonia, vicino ad una delle maggiori marinerie d’Italia, ha consentito fino ad oggi il recupero di un elevato numero di esemplari, consentendo di raccogliere numerosi dati fondamentali per la ricerca sulla popolazione di questi animali in Adriatico e nel Mare Mediterraneo in generale, di cui sussistono numerosi aspetti ancora poco conosciuti. Dopo la conclusione del progetto Tartanet, l’attività di ricerca è proseguita a pieno ritmo e le notizie di questi ritrovamenti effettuati sul finire dell'anno confermano l'efficacia dell'azione del Centro per quanto riguarda sia gli aspetti veterinari, di ricerca e monitoraggio, ma anche quelli relativi all'informazione, sensibilizzazione e formazione delle comunità locali”.