Ridurre si può

Campagna di informazione e sensibilizzazione per la riduzione dei rifiuti a monte.

 Negli ultimi anni la politica di Legambiente di promozione del ciclo integrato dei rifiuti ha ottenuto importanti risultati sul fronte della raccolta differenziata, come dimostrano gli ormai oltre mille comuni ricicloni del nostro Paese. Dopo il consolidamento delle raccolte domiciliari praticamente in tutte le regioni del Nord Italia, la diffusione del “porta a porta” anche nelle regioni più arretrate sul fronte delle raccolte differenziate è ormai avviata.

Lo smaltimento dei rifiuti però rimane un problema dai costi ambientali altissimi, anche perché continuano ad aumentare. I dati istituzionali ci dicono infatti che le quantità di rifiuti prodotte in Italia negli ultimi due decenni sono cresciute di anno in anno, disattendendo clamorosamente il principio comunitario delle 4 R che, com’è noto, parte proprio dalla riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti.

Solo se fondato su una seria politica di riduzione, il ciclo dei rifiuti sarà davvero integrato, virtuoso e sostenibile. In questi anni si sono registrate alcune esperienze pilota di prevenzione, ma sono rimaste isolate, mentre invece vanno diffuse in tutto il territorio nazionale.

E’ per questo che Legambiente ha deciso di lanciare un forte segnale con questa nuova campagna, rilanciando la R più disattesa tra le 4 del noto principio comunitario. Legambiente coinvolgerà tutti gli attori coinvolti - mondo della distribuzione, aziende, cittadini/consumatori, associazioni di categoria, politica nazionale e amministrazioni locali -, proponendo azioni specifiche, che si combineranno un’unica azione associativa costante durante tutto l’anno.

 

Ridurre si può 2010

Week-end di iniziative, 27-28 novembre, davanti ai supermercati della grande distribuzione per promuovere buone pratiche di riduzione dei rifiuti. L'obiettivo è guidare cittadini, imprese e amministrazioni locali verso comportamenti consapevoli, responsabili, sostenibili.

Produrre meno rifiuti è la prima e imprescindibile regola che deve animare qualsiasi politica nazionale e locale per una corretta e sostenibile gestione dei rifiuti. Ridurre si può, in occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, è l'iniziativa di informazione e sensibilizzazione che proponiamo per riflettere sugli innumerevoli sprechi che potremmo evitare nella produzione dei beni e negli acquisti.

Nel week-end di fine novembre saremo con i nostri stand davanti a decine di supermercati con materiale informativo, laboratori didattici, animazione per i più piccini, per dimostrare quanti rifiuti possiamo risparmiare all'ambiente partendo dai gesti quotidiani come fare la spesa. Bastano poche semplici regole, come scegliere l'acquisto di prodotti meno imballati possibile, l'utilizzo di sportine riutilizzabili o quelle in materiale biodegradabile, per diminuire sensibilmente il nostro impatto sul territorio.

La nostra azione di sensibilizzazione è rivolta sia ai consumatori che ai distributori: una sinergia di intenti farà discariche meno piene e i nostri territori più puliti e liberi da sprechi inutili. Presto il nostro costante impegno a favore della riduzione dei rifiuti raggiungerà un traguardo importante: entro il 2011 alle casse dei grandi supermercati le vecchie e inquinanti buste di plastica verranno sostituite da shopper in materiale biodegradabile. Una piccola vittoria per l'ambiente. Ridurre si può!

Tra qualche giorno sarà on line la lista delle località dove si svolgerà Ridurre si può.

EVENTI PARTICOLARI:

  • VOTA IL SACCO: Referendum per votare lo shopper che il consumatore predilige. Nelle iniziative sotto lo stand, nei punti vendita o nelle piazze verrà allestita una vera e propria urna elettorale dove tutti i consumatori potranno partecipare al simbolico “referendum” Vota il sacco e scegliere  tra la sporta riutilizzabile, il sacchetto in carta e lo shopper in bioplastica. Presto sarà possibile votare anche online.

  • DELIBERA COMUNALE: Sapete che ogni comune può adottare una delibera che fermi la distribuzione di shopper in plastica tradizionale anticipando l’applicazione della normativa nazionale? Molti comuni l’hanno già fatto, se invece il tuo ente non ha ancora emesso un'ordinanza, puoi scaricare qui un fac simile.

  • STOP AI SACCHETTI DI PLASTICA: Nonostante le dichiarazioni fatte dal governo di procedere alla dismissione di sacchetti in plastica tradizionale entro gennaio 2011, servono  subito dei decreti attuativi per far in modo che la legge non rimanga solo sulla carta. Per questo motivo Legambiente non abbassa la guardia e prosegue con la raccolta firme “Stop ai sacchetti di plastica” . In poche settimane sul web sono state raccolte 6.000 firme e tra i volontari di “Puliamo il mondo” 100.000 firme in pochi giorni.

    Puoi scaricare qui di seguito i documenti di approfondimento:

    Il ciclo di vita del sacchetto
    Per spegnere il consumo di shopper: il telecomando in mano ai Comuni
    Cosa accade nel mondo
    La Grande Distribuzione e gli shopper

     

  • CONVEGNI: Il 26 novembre a Napoli convegno nazionale di approfondimento su riduzione e riutilizzo dei rifiuti organizzato da Legambiente e Federambiente: “Costruire il programma nazionale di prevenzione rifiuti”.

Riduzione

I dati ci dicono che le quantità di rifiuti prodotte in Italia negli ultimi due decenni sono cresciute di anno in anno, disattendendo clamorosamente il principio comunitario delle 4 R che sta alla base di una corretta ed efficace gestione sostenibile dei rifiuti. Infatti la normativa parte proprio dalla R di riduzione della produzione e della pericolosità dei rifiuti. Si dice sempre che prevenire è meglio che curare e questo principio più che mai vale anche per i rifiuti. Solo se fondato su una seria politica di riduzione, il ciclo dei rifiuti sarà davvero integrato, virtuoso e sostenibile. In questi anni si sono registrate alcune esperienze pilota di prevenzione, ma sono rimaste isolate, mentre vanno diffuse in tutto il territorio nazionale.

Spesso alcuni oggetti diventano rifiuti prima ancora di essere consumati. In molti casi, nella nostra società i rifiuti hanno un ciclo di vita brevissimo, ad esempio gli imballaggi dei prodotti acquistati appena arriviamo a casa, dopo aver fatto la spesa, finiscono subito nell’immondizia. La riduzione dei rifiuti riguarda quindi, prima dei consumi, gli aspetti della produzione e della distribuzione delle merci, il cui marketing di vendita è legato al confezionamento dei prodotti.

Ma è necessario anche modificare il nostro stile di vita e promuovere la riduzione dei rifiuti attraverso comportamenti virtuosi da parte di ciascuno di noi come utilizzare le borse di tela al posto degli shopper in plastica tradizionale, acquistare verdura e frutta sfusa, bere l'acqua del rubinetto per ridurre i rifiuti plastici, evitare i prodotti usa e getta o scegliere detersivi, detergenti e alimenti distribuiti alla spina, o le ricariche per riutilizzare lo stesso contenitore.

I numeri della riduzione

 

Raccolta differenziata

La raccolta differenziata è un sistema di raccolta dei rifiuti che consente di raggruppare quelli urbani in base alla loro tipologia materiale, compresa la frazione organica umida, e di destinarli al riciclaggio, e quindi al riutilizzo di materia prima. Raccolti dai cittadini in cassonetti o campane distinte per materia (la carta, la plastica, il vetro, l’alluminio, i metalli ferrosi) o divisi a monte nelle case e recuperati a domicilio dai comuni (è questo il metodo più efficiente, il cosiddetto “porta a porta”)  vengono destinati ad impianti di trattamento dei rifiuti. Qui vengono depurati dalla presenza di materiali estranei e non omogenei, e avviati agli impianti industriali di produzione che impiegano quelle che, a questo punto, sono divenute “materie prime seconde”.

La raccolta differenziata, dunque, risponde a due problemi legati all’aumento esponenziale della produzione di rifiuti: il consumo di materia prima (diminuito appunto grazie al riciclo) e la riduzione delle quantità destinate alle discariche e agli inceneritori. Inoltre, dalla gestione integrata dei rifiuti può venire anche un contributo importante alla lotta ai cambiamenti climatici e all’inquinamento dell’aria. Secondo stime di Legambiente, chi oggi ricicla la metà dei propri rifiuti riduce la CO2 e i gas climalteranti emessi in atmosfera di una quantità tra i 150 e i 200 chili all’anno.

La normativa nazionale individua precisi obiettivi da raggiungere per quanto riguarda la raccolta differenziata, con un minimo del 45% nel 2008 e del 65% nel 2012. Obiettivi rispetto ai quali il Paese viaggia a tre velocità: il Nord vicino a arrivato al target, il Centro che solo in alcune aree si avvicina allo standard settentrionale, e il Sud in cui, a parte poche eccezioni, queste raccolte sono ancora una chimera.

I numeri della raccolta differenziata

 

Riciclaggio

Il riciclaggio, o riciclo, dei rifiuti è l’insieme delle operazioni che consentono il riutilizzo di specifici materiali contenuti negli scarti urbani o industriali. Un settore decisivo, stando alle stime dell’Ocse sulla crescita poco sostenibile del consumo di materie prime: l’estrazione mondiale di risorse è aumentata del 36% dal 1980 al 2002, e si prevede che crescerà di un ulteriore 48% entro il 2020, per un valore complessivo di circa 80 miliardi di tonnellate. Il riciclaggio, inoltre, insieme alla riduzione a monte dei rifiuti, alla raccolta differenziata e al riuso (la strategia cosiddetta delle “4R”), contribuisce in misura decisiva al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni inquinanti e climalteranti.

   L’Unione europea (con la direttiva 2008/98/CE) si è data l’obiettivo di diventare una “società del riciclaggio con un alto livello di efficienza”, cercando di limitare la produzione di rifiuti e di utilizzarli come risorse. Agli Stati membri viene chiesto di impegnarsi affinché i materiali riciclabili non finiscano in discarica, ed entro il 2020 il riciclaggio dei rifiuti urbani (limitatamente a metalli, carta, vetro, plastica)  dovrà essere cresciuto almeno del 50% in peso.  Se in Italia dalla raccolta differenziata arrivano timidi segnali positivi, il dato complessivo è ancora molto lontano dalle disposizioni di legge (45% al 2008). Nonostante questo, l’industria del riciclo è un settore importante per l’economia nazionale, con dinamiche in crescita continua, strettamente connesse ai settori produttivi che utilizzano le materie seconde. La materia seconda derivata dai processi di riciclo incide, ad esempio, per oltre il 60% nella produzione dei metalli ferrosi e in alcuni non ferrosi. E per oltre il 50% nel settore della carta.

I numeri del riciclaggio

 

Riuso

Il riuso è uno dei cardini di una gestione efficiente e sostenibile dei rifiuti, che permette di limitare al minimo il ricorso alla discarica e all’incenerimento. Un ciclo dei rifiuti di questo tipo viene definito gestione integrata, e può essere sintetizzata nel principio delle “4R”. Si parte con l’azione preventiva: ridurre le quantità prodotte e la loro pericolosità. Poi, il riuso, appunto: il reimpiego, cioè, di un prodotto in più cicli di utilizzo, grazie un trattamento minimo, come avviene, per esempio, ad una bottiglia di latte. I passi successivi sono la raccolta differenziata dei rifiuti e il loro riciclaggio, e poi il compostaggio di qualità, che permette di fissare al suolo il carbonio che altrimenti verrebbe emesso in atmosfera. Solo alla fine, le due opzioni di smaltimento: incenerimento e discarica.

   Riutilizzare i rifiuti porta un duplice vantaggio. Da una parte allunga il ciclo di vita dei beni e riduce il consumo di materie prime per la produzione di un bene nuovo, in accordo con un uso più sostenibile delle risorse: secondo stime Ocse, l’estrazione mondiale di risorse è aumentata del 36% dal 1980 al 2002, e si prevede che crescerà di un ulteriore 48% entro il 2020, per un volume complessivo di circa 80 miliardi di tonnellate. D’altra parte, il riuso diminuisce la quantità dei rifiuti destinati al termovalorizzatore  o a finire in discarica, con evidenti vantaggi per l’ambiente.

   Due sono le premesse perché il riuso, come pure il riciclaggio, diventino strategia efficaci e sostenibili. A monte, sono necessari efficienti sistemi di raccolta dei rifiuti urbani, che permettano l’accesso al bene da riusare o riciclare. A valle, serve uno sviluppo adeguato del mercato del riuso e del recupero dei rifiuti, delle industrie che reimpiegano prodotti o materie scartati dal consumatore.

Traffico di rifiuti

Lo smaltimento illegale di rifiuti industriali è il più pericoloso campo d’attività delle ecomafie e uno tra i business illegali più redditizio.

Anziché essere trattati e gestiti secondo le norme, che ne assicurano lo smaltimento in regime di sicurezza ambientale e sanitaria, i rifiuti speciali vengono nascosti  e così avvelenano l’aria, contaminano le falde acquifere, inquinano i fiumi e le coltivazioni agricole, minacciano la salute dei cittadini, contaminando con metalli pesanti, diossine e altre sostanze cancerogene i prodotti alimentari.

In questo racket, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e  tecnici senza scrupoli che insieme costituiscono una vera e propria associazione criminale, una Rifiuti Spa, che conta su pratiche collaudate di corruzione, frode ed evasione fiscale, attiva da nord a sud su tutto il territorio nazionale. I reati in questo campo possono avvenire in ogni fase del ciclo: produzione, trasporto e smaltimento. L’azienda può dichiarare il falso su quantità o tipologia di rifiuti da smaltire, la classica truffa del c.d. giro bolla che falsifica la classificazione del rifiuto nei documenti d’accompagnamento, per dirottare il carico o farlo sparire, oppure affidare l’operazione a imprese che lavorano sottocosto sapendo che utilizzeranno metodi illeciti.

Il nostro Paese è anche il crocevia di traffici internazionali di rifiuti pericolosi e materie radioattive provenienti da altri Paesi e destinati a raggiungere, ad esempio via mare a bordo delle c.d. Navi dei veleni, le coste dell’Africa e dei paesi asiatici.  Proprio sui traffici illegali verso la Somalia stava conducendo un’inchiesta la giornalista Rai Ilaria Alpi, uccisa a Mogadiscio con l’operatore Miran Hrovatin nel 1994.

Le proposte di Legambiente

I numeri dei rifiuti